Freeride World Tour: 3° Stop Courmayeur

luca parisse

Un po’ di tempo fa mi chiama Guadaz della redazione di 4skiers; mi chiede se mi interessava andare a Chamonix per fare un’articolo sulla tappa francese del Freeride World Tour. Purtroppo per vari impegni non riesco a partire per la Francia
La settimana dopo però c’è l’evento dell’anno per il nostro paese: la tappa del circuito FWT di Courmayeur.
E’ la prima volta che l’Italia ospita una tappa del circuito internazionale. Non mi faccio scappare quest’occasione.
Day 1
E’ martedì mattina, mi trovo sotto casa di Rob, la macchina è super carica: tutta l’attrezzatura da freemountain, 3 paia di sci (tutti blizzard: cochise, bonafide e bodacius) per tutte le condizioni di neve, 4 corpi macchina, e un bel po’ obbiettivi dal 15mm fisheye al 300 2,8!
Questa è una bella occasione per tornare al Monte Bianco che quest’anno è stato preso di mira dalle grandi perturbazioni nevose.
Dopo le solite 8 ore di machina arriviamo a Courmayeur.
Passiamo in albergo per scaricare l’attrezzatura e leggere le ultime news sul meteo e sulla gara.


Ci troviamo al JSET, il locale di Courmayeur dove si svolgeranno tutte le serate dedicate all’evento.

Oakley White Allen (USA)


Siamo pronti per la cerimonia della consegna dei pettorali di gara. I riders vengono chiamati uno ad uno per estrarre il pettorale da una grande scatola.

La cerimonia finisce presto e ci ritroviamo davanti ad un grande buffet con decine di bottiglie di vino rosso; poi scambiamo quattro chiacchiere con i riders e fuggiamo dritti dritti al letto per recuperare dal viaggio.


Day 2
Oggi è la giornata dedicata alla ricognizione del pendio di gara.
Saliamo in compagnia dei riders con gli ovetti di Dolonne.
Io e Rob siamo nella piccola funivia dell’Arp in compagnia di Oakley White Allen il ragazzo americano che al momento occupa il primo gradino del ranking internazionale, per lui è la prima volta in Europa.
Ci parla dei suoi bastoncini ad impatto zero: bastone di bamboo, rondelle in plastica reciclata e laccetti in fibra di canapa! Si chiamano Panda Poles.


Dopo una traversata con gli sci e circa 20minuti a piedi arriviamo presso l’area di gara. Siamo su un colle dal quale è possibile osservare bene il pendio scelto per la competizione.
I riders sono tutti lì che osservano con i loro binocoli e attendo la discesa di due “apripista” per testare le condizioni della neve.


Il manto nevoso sembra ok, ci sono circa 20/30cm di neve nuova e oltretutto il pendio di gara non prende mai il sole!
Finisce il riders meeting e ci buttiamo nel canale che porta nella Val Veny. Una bella discesa con neve buona nella prima parte e un po’ trasformata in basso.
Abbiamo ancora qualche ora di tempo per dedicarci al nostro photo shooting privato; saliamo nuovamente sulla funivia dell’Arp e ci buttiamo nel vallone alla ricerca della neve più bella e degli scorci più significativi.
Roberto non si lascia scappare l’occasione di cliffare una roccia di circa 8 metri atterrando perfettamente molti metri più giù rispetto alla sua base!
Ottimo salto e grande scatto! Siamo soddisfatti, possiamo andare via!


Dopo un po’ di relax nel nostro solito alberghetto “La Grunge” ci ritroviamo nuovamente al Jset per la cena.
Faccio quattro chiacchiere con Ralf Backstrom il giovane snowboarder di Lake Thaoe che quest’anno sta facendo grandi numeri nell’FWT.
Vive in California a 2000 metri e scia 9 mesi l’anno. E’ il fratello della famosissima Ingrid, reginetta di molti dei più famosi movies americani di sci.
Gli americani quest’anno sono gasatissimi, occupano tutti i gradini più alti del podio: sia di ski che di snowb sia in campo maschile che femminile!
Sono molto simpatici ma faccio fatica a seguire il loro parlato veloce dal caratteristico slang: mi sembra essere in un cartone della Warner con Oakley che parla come Duffy Duck!
Si è fatto tardi, i riders sono spariti tutti; andiamo via anche noi alla velocità della luce: domani sarà una giornata faticosa.
Day3
E’ passata da poco l’alba ed è una splendida giornata, dalla camera dell’albergo vedo l’Aguille Noir che si colora di rosso.


Riesco ad ottenere un passaggio in elicottero fino al colle; oggi ho uno zaino molto pesante e preferisco evitare la camminata!


Faccio un po’ di foto agli atleti mentre attendono l’elicottero che li porterà sulla sommità del Mont Fortin, il teatro di gara.


Cerco di avvicinarmi il più possibile alla parete, anche se sono veramente lontano. Ho deciso di scattare con la Canon Eos 7d che ha un fattore di moltiplicazione pari a 1,6X. Ho montato il canon 300mm 2,8 is con un extended 2X. La focale con questo setup equivale ad un 960mm.
La gara è terminata, è stato un grande spettacolo vedere scendere questi atleti che non temono niente!


Sam Smooty scende velocissimo!

Sam Smooty

Li ho visti scendere velocissimi; mi ha impressionato Samuel Anthematten che ha girato un backflip d altissima velocità nella parte più bassa del pendio; spero salga sul gradino più alto del podio.

Samuel Anthamatten in backflip

Anche il mio amico Bjorn Heregger (team Tecnica/Blizzard) , con il quale abbiamo fatto a dicembre uno shooting per Tecnica/blizzard, è sceso veramente bene, molto fluido e veloce. Ha cliffato una lunga serie di rocce atterrando lungo e composto. Spero si classifichi nelle prime posizioni.

Bjorn Heregger AUT

Roberto si è dedicato agli arrivi catturando i sorrisi e le smorfie degli atleti provati da quei pochi secondi di adrenalina.

Ralph Backstrom USA

Mentre Rob è risalito dall’arrivo al colle in elicottero, a me tocca salire a piedi per ben 20 minuti con uno zaino da almeno 12/13kg!
Arrivo sudato e con la schiena un po’ piegata, per fortuna ho tempo per rilassarmi prima delle premiazioni
Siamo pronti per la cerimonia, premiano prima gli snowboarder con RalphBackstrom (USA) al primo posto seguito dal simpatico Max Zipster (AUT) e il francese Jonathan Charlet.
E’ la volta degli skiers: è Richard Amaker (SUI) che sale sul gradino più alto: è emozionantissimo, per lui è la prima volta che vince una gara così importante. Dietro di lui il neozelandese Sam Smooty e l’altro svizzero Samuel Anthamatten.

Richard Amaker (SUI)

Solita discesa fino a Zerotta dove ci aspetta una serie di tavoli apparecchiati per noi del FWT!
E’ bellissimo sedersi a tavola dopo una giornata come questa in compagnia di tutto il circo del Freeride Word Tour. La tavola è imbandita con brocche di vino rosso e affettati. Dopo poco arriva una fumante e micidiale pennetta all’arrabbiata che farà arrossire tutti e sparire tutto il vino dal tavolo!
Questa è l’ultima serata al JSet. Arriviamo verso le 9e30 dopo una lunga siesta in albergo. Alcuni riders sono già belli cotti dall’alcool.
Anche questa sera l’organizzazione è ottima; ci offrono una lauta cena e un fantastico omaggio: una piccola grolla in legno con inciso il logo di Courmayeur e quello del FWT.


La cosa più bella è che la grolla viene riempita su richiesta con il tipico caffè valdostano!
Andiamo via lasciando i nostri amici in balia dell’alcool. Abbiamo grandi progetti per domani.
Day 4
Ieri sera il nostro amico Matieu ci aveva proposto di andare con alcuni riders (tra cui Oakley) a fare una discesa mozzafiato dal’ Aguille Du Midi prendendo un canale poco frequentato dal rifugio Cosmique.
Sapevamo però che non si sarebbero svegliati prima di mezzogiorno, non potevamo perdere questa occasione e siamo partiti lo stesso alla volta di Chamonix.
Incerti dalle non buone previsioni del tempo prepariamo l’attrezzatura: scelgo la dotazione leggera (sempre 3/4kg!): nel mio zaino F.Stop Loka ci sono, oltre la dotazione da valanga, la Canon eos 1d mkiii dalla fantastica raffica di 10fps , il 16-35mm 2,8 e il nuovo e leggero 70-300 is L.
Passiamo, senza pensare troppo ai 50 euro di pedaggio del traforo del Monte Bianco, al territorio francese.
Siamo a Chamonix, la mecca del freeride. Siamo nel piazzale della funivia più alta d’Europa che ci porterà dai 1000 metri di Chamonix ai 3840 dell’Aguille du Midi.
Faccio il ticket, rigorosamente solo andata!
Il tempo è brutto ma non ci perdiamo d’animo. Siamo in cima: lo spettacolo è maestoso e c’è il sole!


Accendiamo l’arva, attacchiamo i bastoncini agli sci, indossiamo guanti e cappello e via attraverso il tunnel di ghiaccio!

Siamo fuori, c’è il sole ma fa freddo. Le mani sono già gelide ma stringono forte la lunga corda fissa che permette di scendere la cresta esposta che porta all’attacco della discesa.
Mentre scendo con cautela sento un urlo: 50 metri più indietro c’è un tipo che inveisce, gli sono scivolati gli sci di mano e sono precipitati nella ripidissima parete che porta verso valle. Il tipo impazzisce e scivola rischiando di finire nell’ignoto con i suoi sci. Poveraccio!
Ci mettiamo gli sci e solchiamo la morbida neve fino al Mer de Glacés. Ci sono molte tracce ma riusciamo a ritagliarci splendidi scorci nella neve immacolata e i ghiacci azzurri.




Ci troviamo nel Mer de Glaces, una pianura dove confluiscono 3 ghiacciai: di fronte a noi ci aspetta un mare di nebbia; speriamo bene!
Usciamo sani e salvi dalla nebbia, per un po’ non abbiamo visto neanche le punte dei nostri sci!
Ci aspetta una salita a piedi di circa 20 minuti prima di raggiungere il rifugio Marmotten da dove parte il collegamento con gli impianti di Chamonix.


Ci rifocilliamo e ci buttiamo a capofitto verso la cittadina.
Facciamo qualche scatto ricordo mentre camminiamo per la città alla volta del parcheggio. Chaminix è fantastica, è una città a misura di sciatore freerider ma non solo è spettacolare per tutto quello che piace a noi!


Siamo in macchina, contenti per la splendida discesa, le foto e la vita salva!
Non ci resta che tornare nella nostra cara città dove sta arrivando una perturbazione nevosa che passerà alla storia!

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